agosto, 2007

Silvia Roncador racconta: "Qui l’aids sta facendo strage, sono molti gli ammalati e sono molte quindi le famiglie a metà..."

 

“Kiwere è un villaggio che dista circa venti chilometri da Iringa. Per arrivarci si percorre una strada sterrata che a seconda del mezzo utilizzato per raggiungerlo può essere distante mezz’ora o due ore.
 Il villaggio di Kiwere è centro di una circoscrizione rurale che comprende altri cinque villaggi. Lì ha sede una missione gestita da missionarie laiche. Tra queste c’è Nives che opera in questa zona da anni e ha ormai instaurato con la gente del posto un rapporto meraviglioso. I problemi lì sono moltissimi, come si può immaginare, e i progetti e le attività che lei e il suo gruppo di missionari hanno avviato sono altrettanto numerosi. 
Nella missione c'è una scuola, costruita probabilmente proprio perchè nei dintorni non c'era e per evitare un po' di strada almeno ad alcuni bambini. La scuola-asilo ha solo tre classi e in ogni classe, più o meno grande 4 metri per 6, ci stanno 50 bambini e l'obiettivo è che questi bambini imparino qualcosa, ma soprattutto mangino. Qui trascorrono praticamente la loro giornata dalle 8 di mattina alle 3 del pomeriggio e poi fanno ritorno a casa. Chi a piedi chi con il carretto trainato dagli asini. Attesa per servizio...
Oltre la scuola c'è la chiesa. E’ molto bella e grande e ciò che colpisce di più è vederla riempirsi e sentirla risuonare di canti a più voci la domenica. Ci siamo andati la prima domenica che eravamo arrivati da Mario e Miriam e mi ha fatto uno strano effetto ascoltarla. E' stato veramente particolare essere lì a messa in mezzo a tutta quella gente che ha situazioni terribilmente tristi alle spalle e sentire le letture che comunque invitano noi e loro alle stesse cose. Non so spiegare bene ciò che provavo ma anche in quella occasione ho pensato che tutte le mie lamentele sono ancora una volta fuori luogo.
Oltre la scuola e la chiesa c’è l’ambulatorio o il consultorio, dove vengono effettuate le visite mediche e anche Mario una volta al mese viene qui per le visite ortopediche, ma si presta anche per aiutare e visitare tutti coloro che ne hanno bisogno. Nives assieme alle altre volontarie si prende cura di tutte quelle situazioni che nessuno altrimenti ascolterebbe, di tutta quella gente che nessuno altrimenti aiuterebbe. Nives fa tutto, tutto quello che può servire per far star meglio quella gente. Si trova a dover fare il medico, l’assistente sociale, la consigliera spirituale e con i suoi consigli piano piano cerca anche di abbattere tradizioni e credenze che a volte complicano ancora di più situazioni già sufficientemente difficili.

Un giorno io e Riccardo arriviamo a Kiwele con il daladala (e il viaggio è ancora tutto un altro racconto) e subito andiamo alla missione dove Nives ci sta aspettando. Assieme a lei prendiamo la jeep e ci avviamo verso il villaggio di Mfyome e per la precisione verso il rione Mhefu, il rione delle vedove. Nives ci vuole presentare Paolina. Parcheggiamo e iniziamo a camminare fra le case del villaggio dove incontriamo mamme e bambini di cui conosciamo già qualche storia e qualche situazione, dato che avevamo assistito con Mario a qualche visita nell’ambulatorio.
In questo villaggio, ci dice Nives, sono solo tre le famiglie ancora composte da marito e moglie. Qui l’aids sta facendo strage, sono molti gli ammalati e sono molte quindi le famiglie a metà. Camminiamo e arriviamo a casa di Paolina. Nives ci racconta che questa casa non è sua, ma è lì solo temporaneamente perchè non sa dove andare ad abitare, non ha una casa e non ha nemmeno i soldi per costruirla (neppure una casa di fango e paglia). Allora come missione si sono attivati e hanno trovato chi poteva prestargliela per un po'. Paolina, assieme al marito e Amani, un bimbo di cinque anni, viveva fino a dicembre dello scorso anno nelle vicinanze di una grossa diga che è stata di recente costruita e dove il marito lavorava. Ora è qui perchè il marito è morto a gennaio e lei è arrivata nel villaggio perchè i figli appartengono alla famiglia paterna. Per un periodo Paolina ha vissuto dalla suocera con il suo bimbo, ma la situazione non era facile da sopportare. Quando il marito morì si seppe che aveva l'aids, venne fatto il test anche a lei e risultò ovviamente positiva, ma lo stesso non fu, per fortuna, per il piccolo Amani. Orfanatrofio
Nives ci racconta che gli occhi di Paolina da quel giorno si spensero e ancora oggi lei e le altre missionarie cercano di infonderle coraggio. Paolina è rimasta sola con un’eredità pesante, quella della malattia, un bimbo da crescere e un altro in grembo. Quale futuro per loro? Il papà già non c'è, la mamma è ammalata e il bimbo che nascerà? Luca è nato a maggio e fortunatamente non è risultato positivo al virus. Più o meno da allora vive da sola in questa casetta.
Paolina non c’è e quindi ci addentriamo ancora nel villaggio dove incontriamo donne e bambini in continuazione fino a quando incontriamo anche Paolina. Paolina tiene il suo fagotto legato sulla schiena, come fanno tutte le mamme qui in Africa. Siamo ritornati alla sua casa che lei apre togliendo il lucchetto dalla porta. Le case non contengono molte cose, ma vengono gelosamente chiuse per proteggerle da sguardi indiscreti e non rischiare di perdere quel poco che la gente ha. Ci invita ad entrare "karibuni” afferma e subito si scusa perchè non sa dove farci sedere, gli sgabelli sono due. Su uno si siede lei, sull'altro Riccardo e io e Nives su due sassi. Appena si siede allatta il suo bambino e Nives ci dice che sta cercando di convincerla a smettere di allattare perchè aumenta sempre di più il rischio di contrarre il virus per il piccolo Luca. Ma non è facile, qui le donne allattano per tantissimo tempo, il latte materno è gratis e non devono dar da mangiare ai bimbi altre cose. Come potrebbero acquistare il latte in polvere…e poi c’è il problema dell'acqua...
Siamo seduti per così dire nel suo salotto e in quattro è stretto, siamo in penombra perché queste casa non ha finestre, la luce entra solo dalla porta, si parla sottovoce, non ci sono rumori né dentro né fuori. Il pavimento è sempre di terra rossa pigiata e intorno a noi c’è qualche secchio colmo di acqua e delle pietre annerite, quelle per il fuoco.
E’ essenziale, o meglio, vuota. Questa casa è piena solo di tristezza e tanta disperazione.
Nell'angolo dietro la porta c'è un po' di mais ma non molto. Nives le chiede "tutto lì il tuo mais?" e lei dice “no il resto è nascosto in camera" e ce lo vuole mostrare.
Sposta la tenda e siamo in un’altra stanza di forse due metri per due. Nell'angolo c'è del mais, ma non le basterà se non per i prossimi due mesi. Ma il mio sguardo si sposta subito a ciò che c’è in parte, una stuoia in terra con alcuni stracci.
Mi si stringe il cuore...Gli occhi mi si riempiono di lacrime...
E' il suo letto! Quello su cui riposa quando viene buio assieme ai suoi due bambini. Mario mi aveva detto che non hanno i materassi che dormono in terra sulle stuoie, ma vedere queste cose è diverso.
Paolina ha due meravigliosi maschietti e una gallina, che il governo le ha regalato perché ha l’aids, e nient’altro, non sa scrivere nemmeno il suo nome, come moltissima altra gente che vive qui. Ha 26 anni e già tre figli (sì tre, uno non si sa dov'è, le missionarie dicono che probabilmente è rimasto nel villaggio dove viveva prima) e la sua vita è segnata.
Sogna una casa e un pezzo di campo da poter coltivare con il mais e un po' di spazio per la sua gallina.
Nel villaggio per tutti è Mama Amani e l’unica cosa che ha è la vita dei suoi due bambini.

Testimonianza di Silvia Roncador


 

Wednesday, novembre, 2005

Sostenere l'Ospedale

La Clinica di Dubbo in Ethiopia e l'Ospedale di Iringa in Tanzania sono sostenute dai pagamenti dei pazienti e dalle raccolte di fondi dei donatori.

I nostri non sono progetti "SPOT" con obbiettivi da raggiungere in qualche mese e poi via. Il Cuamm è a Dubbo, a Iringa e in molte altre destinazioni difficili tutto l'anno, anno dopo anno, per intervenire, programmare, fare quel che è possibile fare. Il Dott. Battocletti ha seguito Dubbo in Ethiopia e ora è Iringa in Tanzania.

Il conto corrente bancario in cui potete versare qualunque somma per contribuire a risolvere la grave emergenza sanitaria della zona di Dubbo è intestato: Medici con l’Africa – CUAMM Sezione di Trento -Cassa Rurale di Pergine Valsugana- ABI 08178 CAB 35220 C/C bancario n. 49780
Causale versamento: Ospedale di Iringa - dott. Battocletti.

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