AUGUst, 2005

Miriam racconta. Ottobre 2005

Attesa per servizio...

martha è una delle donne che seguo ogni giorno e che una famiglia trentina ha adottato; è stata violentata, è deforme, alta un metro e venti, poverissima e sola, ma ha partorito, grazie ad un cesareo miracoloso, questo bimbo meraviglioso

“ …La povertà qui è estrema, moltissima gente vive di ciò che coltiva e spesso ha solo un fazzoletto di terra che sarà suddiviso e suddiviso per ogni figlio e poi nipote per le generazioni che verranno…”

“ …la sopravvivenza è basata sui frutti di un campo, e si prega perché non arrivi la siccità che uccide persone piante e animali, la vita dei quali dipende, allo stesso modo, dall’acqua. Certo qui fra un po’ ci sarà una nuova strada, i telefoni cellulari, ma la gente che vive della terra è e sarà sempre più povera e le differenze allora si percepiranno ancora più grandi tra chi ha qualche cosa di più e chi non ha nulla…”

“ … Io faccio la restauratrice in Italia e sapevo che non avrei trovato spazio per la mia professionalità, se non cercando di adattare ciò che so fare (per non sotterrare i miei “talenti”?) e metterlo al servizio di chi ne aveva bisogno, se un bisogno c’era… E’ quasi inevitabile farsi coinvolgere dalle storie che si incontrano, in un solo giorno si vedono bambini a cui muore la madre, madri a cui muoiono i bambini o neonati abbandonati per troppa povertà ed io da brava “occidentale” non sono abituata a tanta sofferenza tutta insieme…e allora che fare? Mi viene una frenesia da efficientismo tutta italiana e devo sedare la mia voglia di dare e di fare che finisce di essere incontrollata e senza un “progetto”. “ … se c’è una cosa che si impara qui è l’attesa, nevrotica e impaziente all’inizio, frustrata dall’inefficienza e dall’impossibilità di programmazione, e poi sempre più scontata, rassegnata forse, ma nella quale il tempo si riempie di cose molto piccole in apparenza, ma che colorano la giornata come non l’avrebbero mai colorata nella comodità e nella sicurezza della nostra casa italiana.

E allora, aspettando, le cose da fare mi vengono incontro, i bisogni si manifestano e posso dedicare un po’ del mio tempo all’ospedale, ad insegnare l’uso del computer agli infermieri che si occupano delle statistiche e della farmacia, ad incoraggiare l’allattamento al seno per le mamme che partoriscono, a dipingere pannelli “didattici” con semplici messaggi (bollire l’acqua, lavare i bambini, donare il sangue….) che se non saranno compresi almeno ravviveranno le pareti dell’ospedale, e intanto vivo molto da vicino il lavoro di Mario e vedo (sicuramente) cose che mai avrei potuto vedere…”

“ …I nostri bambini stanno bene, vivono come se tutto fosse normalissimo, l’essere qui, il parlare un’altra lingua, l’incontrare persone sempre nuove e l’abbracciare nonni e zii “occasionali” che ben si prestano ai loro abbracci, hanno una capacità di adattamento che avevo sottovalutato (ma è una caratteristica di molte mamme!!) e sono felici di poter stare scalzi e liberi tutto il giorno…non chiedono di più…”

“ …Il paesaggio è straordinario, i sorrisi dei bambini che sbucano dal verde lo sono altrettanto e mi fanno passare i dubbi e la nostalgia…”

“ …Per ora continuiamo su questa strada rossa piena di buche e andiamo avanti, siamo solo all’inizio del viaggio…”


Miriam


 

Wednesday, Juni, 15, 2005

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