Miriam racconta: " per ora continuiamo su questa strada rossa piena di buche..."
“ … Io faccio la restauratrice in Italia e sapevo che non avrei trovato spazio per la mia professionalità, se non cercando di adattare ciò che so fare (per non sotterrare i miei “talenti”?) e metterlo al servizio di chi ne aveva bisogno, se un bisogno c’era… E’ quasi inevitabile farsi coinvolgere dalle storie che si incontrano, in un solo giorno si vedono bambini a cui muore la madre, madri a cui muoiono i bambini o neonati abbandonati per troppa povertà ed io da brava “occidentale” non sono abituata a tanta sofferenza tutta insieme…e allora che fare? Mi viene una frenesia da efficientismo tutta italiana e devo sedare la mia voglia di dare e di fare che finisce di essere incontrollata e senza un “progetto”. “ … se c’è una cosa che si impara qui è l’attesa, nevrotica e impaziente all’inizio, frustrata dall’inefficienza e dall’impossibilità di programmazione, e poi sempre più scontata, rassegnata forse, ma nella quale il tempo si riempie di cose molto piccole in apparenza, ma che colorano la giornata come non l’avrebbero mai colorata nella comodità e nella sicurezza della nostra casa italiana." (segue)
