SETTEMBRE, 2008

L'ATTIVITA' CONTINUA !


Miriam racconta:

" Il lavoro negli ultimo mesi è andato a gonfie vele ed ho cercato di trovare una soluzione che accontentasse un po’ tutti dopo la mia partenza. Per prime le mie ragazze, soprattutto quelle che piu’ avevano bisogno di lavorare per mantenere la loro famiglia.
Ho vagliato varie soluzioni, tra cui quella di lasciare tutto alle mie allieve, ma dopo queste due esperienze africane posso dire con certezza che non e’ sufficiente insegnare manualmente un mestiere per avere garanzia di continuita’. Non basta saper fare I batik, ed in un anno di attivita’ sono gia’ molto soddisfatta di aver insegnato loro questo lavoro che per loro puo’ essere un’opportunita’ unica. Ma, ripeto, non basta per gestire una “azienda”, anche se piccola: servirebbero anni interi di insegnamento e training per dare una minima idea del management necessario.

Per questo non mi sono mai illusa di poter fornire le basi per un’”autogestione” dell’attivita’ da parte delle mie ragazze e mi sono preoccupata fin dall’inizio di trovare un modo alternativo di continuare il lavoro.  Appena siamo arrivati a Iringa circa due anni fa abbiamo conosciuto Jennifer, una ragazza tanzana che, conoscendo perfettamente sia l’italiano che l’inglese, si era offerta a farci da insegnante di Swahili. Abbiamo trascorso insieme le ore per le lezioni di lingua Swahili, ma siamo anche diventate amiche  e cosi’ io e Mario abbiamo conosciuto la realta’ del “Focolare” di Iringa. Il gruppo fa capo al movimento dei “focolari”, nato in Italia 60 anni fa e ora diffuso in tutto il mondo, a Iringa hanno un grande compound dove fanno doposcuola a una cinquantina di bambini con difficolta’ dando loro un pasto e offrendo quotidianamente qualche ora di studio e di svago. Oltre a questo aiutano varie famiglie e hanno una piccolo attivita’ artigianale dove vengono prodotti cestini, borse, bambole, collane e altri oggetti fatti esclusivamente a mano.


Mi sono rivolta al gruppo delle “focolarine” di iringa per varie ragioni: la prima e’ che anche loro hanno un’azienda gia’ avviata da alcuni anni dove donne e mamme tanzane realizzano prodotti artigianali destinati ai turisti di tutto il mondo che vengono a visitare la Tanzania e agli amici italiani, la seconda e’ che sono in continuo contatto con l’Italia e quindi possono mantenere i rapporti via e-mail  con le persone che richiedono i batik e l’accordo che abbiamo con tutti gli amici che non sono riuscita ad accontentare.
La terza ragione e la piu’ importante e’ che possono continuare il lavoro che ho cominciato in questo anno, assumendo alcune delle mie allieve e facendo in modo che non finisca tutto con la mia partenza.
L’accordo e’ stato raggiunto e abbiamo finalmente finito il trasloco. Ho regalato loro tutti i materiali che avevo in laboratorio compresi macchine da cucire, tavoli e scaffali e naturalmente tutti gli stancils che in questo anno ho disegnato e ritagliato e questa mattina hanno gia’ cominciato l’attivita’. Sono state assunte 3 delle ragazze che avevo: Eda, Gemma e  Emy, la sarta, a mio avviso le tre piu’ affidabili e piu’ brave.
Jovina , la piu’ giovane , e’ tornata al suo villaggio di origine dove lavorera’ come sarta, mentre Venusta ha raggiunto il marito nel nord della Tanzania.  Tutti gli ordini che avevo lasciato in sospeso sono passati quindi alla “nuova gestione” che sta cominciando a realizzare i batik , quindi, se tutto funziona si dovrebbe riuscire ad accontentare tutti. Attualmente la responsabile del laboratorio dei focolari e’ Micol, una ragazza del Burundi che ha vissuto in Italia per 5 anni e che ora ha imparato lo swahili per lavorare qui a Iringa. Naturalmente Micol conosce anche l’italiano e l’inglese e Jennifer lavorera’ con lei per il primo periodo e poi tornera’ a Dar es Salaam dove sta seguendo altre attivita’ dei “focolari”.
Ora Gemma Eda e Emy stanno lavorando in questo laboratorio con le stesse modalita’ con le quali lavoravano da me e seguono tutte le fasi della produzione dei batik, Micol e Jennifer invece si occupano dell’aspetto manageriale, del reperimento dei materiali,  della gestione dei fondi e dei salari, del rapporto con i clienti. Il prossimo acquisto della nuova gestione sara’ un computer per l’ufficio dell’azienda ed appena sara’ attivo un indirizzo di posta elettronica mi preoccupero’ di trasmetterlo a tutti i visitatori del sito www.occhiperlafrica.org  in modo da poter mantenere i contatti; la mia idea e’ infatti quella di seguire il piu’ possibile l’attivita’ dei batik anche dall’italia e di essere sempre disponibile per consigli, aiuti e nuovi contatti. Qui sotto trovate la nuova EMAIL
Alla fine mi e’ parsa una delle soluzioni migliori che garantisce la continuita’ del lavoro per le mie ragazze e l’uso dei materiali e dei disegni che altrimenti sarebbero rimasti inutilizzati.

Posso dire di essere contenta; nessuno che lavori in Africa per un po’ si illude di lasciare un seguito, una traccia duratura e indelebile del proprio passaggio, anche se in tutti c’e’ questo innegabile desiderio. Le varianti  e gli ostacoli sono infiniti, l’affidabilita’ delle persone e’ discutibile, pretendere la continuita’ di un progetto dopo che si e’ lasciato e’ una lotta contro i mulini a vento e quindi si impara presto che e’ solo la presenza stabile sul posto che garantisce l’andamento di un lavoro. Mentre siamo qui cerchiamo di fare il meglio possibile, di dare tutto quello che e’ possibile dare in termini di tempo, energia e vita, tutto il resto, dal momento che partiamo, non e’ scontato ne’ certo.

Per questo dico di essere contenta: c’e’ qualcuno che prova ad andare  avanti con l’attivita’ che ho cominciato un anno fa, ed e’ gia’ moltissimo!  Spero che anche loro cerchino di fare del loro meglio, come ho cercato di fare io, e che vedano in questo piccolo lavoro una grande opportunita’: io l’ho vista e scorgere possibilita’ per il futuro in Africa non e’ cosa da poco.

Grazie e TUTTI a presto!
Miriam


PS. ecco il nuovo EMAIL !

Scrivi alla nuova gestione per ordinare i batik
E-MAIL: aziendina.raggiodiluce@gmail.com



Mostra mercato in tanzania

 

Mostra mercato in tanzania

chirurgia

FEBBRAIO 2008

Ora le ragazze con Miriam sono in sei e tutte abbastanza esperte per lavorare da sole, almeno per quel che riguarda le fasi prettamente pratiche del batik: cucire le stoffe, applicare la cera, preparare la tintura secondo una formula di nostra invenzione che ha “standardizzato” le dosi dei vari materiali impiegati (una misura precisa di colore a metro quadro e una misura di acqua corrispondente, una temperatura e un tempo  controllati…visto che sulle confezioni artigianali di colore non c’è alcuna istruzione per l’uso). Questo proprio per rendere le ragazze più autonome possibili in ogni fase e per migliorare la qualità dei prodotti. I disegni sono ancora una mia esclusiva e del resto se insegnare operazioni manuali e ripetitive è abbastanza facile, insegnare a disegnare è una cosa che richiede più tempo, pazienza, attitudine. C’è una scuola d’arte in una località vicino a Dar es Salaam (scuola d’arte di Bagamojo) che educa artisti di vari livelli, ed è l’unico vivaio dove trovare chi sappia disegnare.

 

stage e scuole


GENNAIO 2008

Lo scopo principale del mio lavoro con le donne africane ed i Batik è quello di rendele più atonome. Insegnare tecniche, mestiere, creatività per permettere loro di avere un lavoro libero e dignitoso.

Purtroppo questi obiettivi non sono facili da raggiungere anche perchè il livello delle scuole governative da cui provengono sembra basso ed oltre a fornire una preparazione molto povera, non sviluppa ma anzi tarpa completamente le ali a chi  abbia un minimo di spirito di iniziativa e di curiosità.
Il sistema educativo prevede che l’allievo impari tutto a memoria senza chiedersi il perché delle cose, è vietato chiedere, è vietato avere dubbi, è vietato non capire, è vietato sbagliare, pena una severissima punizione. Potete immaginare come escono da queste scuole gli alunni: incapaci di porsi domande, di risolvere problemi, poveri di autonoma iniziativa e sirito di libertà.
E’ vero che spesso ci sono 50 bambini in una classe e che qui la disciplina ferrea è l’unica maniera per tenerli a bada, ma è impressionante vedere la trasformazione di un bambino dall’età di tre anni, nella quale ti guarda in faccia spigliato e con curiosità, all’età di sette, otto, o dieci anni, quando il rapporto con l’adulto è fatto di inchini reverenziali, mutismo, occhi vergognosamente abbassati, voce flebile e timorosa.
Potete immaginare con quali difficoltà mi confronto con le mie "ragazze" quando facciamo gli stages o quando affido loro compiti in autonomia.

Ma questa, capitemi, è la vera storia dei Batik...

Grazie a tutti Miriam.

 

 

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una linea per la casa !

ottobre 2007

 

Cari amici abbiamo finalmente un elenco di quello che stiamo facendo.
Se premete qui potete scaricare il file PDF dei nostri lavori.

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Le nostre presentatrici con qualche vestitino

SETTEMBRE 2008


Le nostre presentatrici con qualche vestitino che facciamo da soli !

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presentazione dei colori ai bambini

Luglio, 2007

 

Cari amici vi presento qualche foto un po’ più grande, sperando che possiate farvi un idea più precisa del tipo di lavoro che sto seguendo negli ultimi mesi.

Dopo aver lavorato con Claudio e Shedy (un ragazzo masai) per qualche mese che mi è stato di grande aiuto per “avviarmi” e considerato che loro due lavorano bene ed autonomamente ho pensato di insegnare questa tecnica ad alcune donne di Iringa e dintorni .

Con queste donne abbiamo cominciato a fare nuove cose, vestitini per bambine, copriletti, lenzuola con federe, tende, centritavola, tasche portaoggetti da appendere, gonne… e con la macchina da cucire che abbiamo comprato possiamo produrre e rifinire direttamente i diversi articoli. Abbiamo perfino una brochure e una specie di “etichetta” che si chiama “occhi per l’africa” con l’indirizzo del sito e la mail.Attualmente stiamo lavorando tanto, forse potrà lavorare con noi anche un’altra donna ancora per rispondere a tutte le richieste, oggi abbiamo cominciato a preparare i copriletti per un Lodge nella Selous Riserve e abbiamo già molti clienti qui in Tanzania.

La mia idea è quella di rendere il più possibile autonome queste donne per assicurare loro un lavoro di qualità. Il ricavato della vendita dei batik ci permette di comprare tutti i materiali e pagare un buon stipendio mensile a queste ragazze che lavorano solo al mattino e il pomeriggio possono stare con i loro bambini (come me!). Sto organizzando anche degli “stages” per persone che vogliono imparare la tecnica del batik per poi insegnare a loro volta. Una di queste è una canadese (marito medico e tre bambini) che gestirà un orfanotrofio a Mufindi a un centinaio di chilometri da Iringa.Mi piace anche nominare le “mie” donne, con le foto del laboratorio delle ragazze (tutto nuovo!). Ora siamo in 5 con una specie di contratto privato di formazione per alcuni mesi, ed io sto prendendo lezioni di swahili per cui riesco a comunicare almeno un po’ con loro. Quattro sono mamme, Venusta, Eda, Gemma e Nehema, le ho “reclutate” chiedendo in giro alle suore e ad altre persone se conoscevano qualcuna che avesse bisogno di lavorare. La quarta (Jovina) è una ragazza che ha fatto la scuola di sarta ed è esperta.

Confermo che lavorare con le donne è  molto gratificante, attualmente stanno imparando ad essere autonome su quasi tutte le fasi del batik e sono molto contente di imparare.

Grazie come sempre e a presto!
Miriam

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bagno di colore

Giugno, 2007

Abbiamo partecipato alla fiera dell'artigianato di Makutano e tutto è andato molto bene oltre le nostre previsioni.

Le cose sono così avanti che sono già in grado di avviare un nuovo progetto indipendente con un nuovo gruppo di ragazze tanzane (due mamme e una ragazza) in un laboratorio che questa volta seguo io direttamente.

Per ora si lavora da me e con queste tre ragazze e sto insegnando loro a fare i batik.
La prossima spesa sarà una macchina da cucire con la quale confezionare direttamente le tovaglie, le lenzuola, i pareo, le tende e le altre cose che vorremo realizzare. Ho individuato le ragazze chiedendo alle suore della Consolata in base al bisogno e adesso stiamo valutando come va il lavoro prima di prendere qualcun altra, in ogni caso lavorare con queste donne è un esperienza unica e io sono molto contenta…

Insomma molto bene, si va avanti, siamo soddisfatti e Vi faro' sapere di come vanno avanti le cose.

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Se qualcuno fosse interessato a qualche creazione in batik può scrivermi : miriam@occhiperlafrica.org

Grazie.