Siamo finalmente operativi Dubbo, dopo 6 ore di viaggio attraverso gli altipiani africani, i grandi laghi e le distese verdi della Rift Valley.
Eccoci finalmente a Dubbo, arrivati dopo 6 ore di viaggio attraverso gli altipiani africani, passando attraverso i grandi laghi e le distese verdi della Rift Valley. Stracolmi dei nostri bagagli nella jeep, con Miriam che tiene stretti i bambini e le nostre cose stivate fino al tetto, negli ultimi 100 Km di pista sterrata. Io devo continuamente badare all'autista perché non freni improvvisamente scaraventando i pacchi addosso ai bimbi. Bimbi che sono stati bravissimi e pazienti durante la lunga giornata del trasferimento da Wolisso ad Addis e nel viaggio fino a Dubbo.
La zona è splendida, verdissima, la nostra casa è bella con un grande spazio verde sul davanti dove i piccoli possono correre liberi. Abbiamo passato la prima giornata a riordinare le cose e a cambiare posto all’arredamento perché non vi aveva mai abitato una famiglia numerosa con bimbi piccoli.
Ora è gia' tutto confortevole, abbiamo gli spazi necessari per contenere le giornate di pioggia, anche se qui il clima è più bello che a Wolisso. Davanti a noi lo spazio verdissimo della cittadina di Areka con la sua vallata e le montagne che si invettano fino ai 2500 mt.
L’ospedale, aperto 5 anni fa, ha l’impronta di una clinica pediatrica con bambini ammassati anche sui corridoi sulle panchine; è il periodo della malaria ed i molti casi meritevoli di ricovero stipano tutte gli spazi dell’ospedale. Per fare posto alla Medicina per gli adulti si è utilizzata anche la Meeting room che con il suo grande tavolone ovale serviva per potere sedere comodamente alla mattina per relazionarci sui casi clinici ricoverati il giorno precedente o meritevoli di discussione collegiale.
Sto ancora analizzando la situazione, ascoltando quello che ha da dire e raccontare sister John Giani l’amministratrice cabriniana di origine newyorkese. Una donna intelligente, saggia e modesta. Insomma lei è nata come suora, ha aperto con altre 3 sisters la missione sopra l’ospedale e ha creato un asilo enorme con un parco da favola in cui vanno 400 bambini ogni giorno, dove si fa scuola anche agli analfabeti più grandi, educazione igienico-sanitaria di base alle mamme e alle bambine; saranno loro che potranno migliorare le condizioni di vita dei loro figli. A Miriam è già stato chiesto di dare una mano. Le sisters hanno scavato un pozzo di 144 mt. e distribuiscono l’acqua potabile attraverso 4 rubinetti alla popolazione, aprendo il cancello la mattina a centinaia di persone. Sono state loro a gestire il primo healt center con Mother and Children Healt (salute materno-infantile) della zona fino a pochi anni fa; distribuivano cibo attraverso le inferriate per non venire assalite dalla gente che accorreva per mangiare, per partorire e anche per morire davanti alla fatiscente costruzione. Oggi invece dietro al convento un grande e rigoglioso orto in cui anche a noi è permesso attingere a verdure di prima qualità. Dall’altra parte c'è il convento dei padri cappuccini con le stalle da cui arriva ogni giorno il latte fresco per Paolo e Laura; in mezzo la costruzione della grande chiesa dove la domenica alle 10.30 inizia una bellissima messa cantata in wolaytina, con un coro con tastiera elettronica, tamburi e cembali. Nulla da invidiare al coro Osanna, anche perché durante il canto 500 persone cantano battendo le mani al ritmo della musica; una partecipazione che mi emoziona sempre, come in Tanzania, vedere la fede di chi non ha nulla e pensare alle nostre brulle cerimonie. Oggi c’era una lettura di Matteo che era proprio appropriata per l'inizio del nostro impegno nel Boloso Sore. Dopo l’omelia è entrata una bambina col suo papà, sister Maria Regina ci ha detto che è partita all’alba e si è fatta 10 km a piedi per assistere alla messa…Cominciamo così la nostra avventura nel profondo sud del mondo, nel migliore dei modi vorrei dire, perché per ora abbiamo tutte le condizioni per stare bene.
