LUGLIO 2007

Ancora qualche passo avanti negli ospedali della Tanzania.


Famiglia iringa

   Pazienti nel reparto ortopedia

Il dott. Battocletti racconta. "Giugno è stato un mese freddo, con un forte vento che è tipico in questa stagione ad Iringa e per gli abitanti della regione , delimitata a sud dalle alte montagne ed estesa fino ai monti Livingstone a ridosso del lago Nyassa, si corre alla ricerca di legna da ardere per riscaldare le capanne durante le notti gelide. La malaria è lontana ma per i più piccoli c’è il pericolo di contrarre la polmonite e quindi in questi periodi il commercio di legname tagliato è molto redditizio.
 A supporto del lavoro presso l’ospedale governativo e quello missionario di Tosamaganga è venuto dall’Italia Dino Tosetto, esperto infermiere di sala operatoria di Noventa che ha dato un notevole contributo al mio lavoro. Sono rimasto solo già dai primi di maggio senza il supporto di altri chirurghi e quindi il lavoro è aumentato a dismisura con lunghe attese per i pazienti che dovevano essere operato e visitati. Ma questo è da considerarsi abituale, quello che va bene fino ad un dato momento non è detto che ci sia anche il giorno dopo e quindi con qualche frustrazione si continua ad andare avanti, alternando soddisfazioni e preoccupazioni continue.

 I bambini da operare sono sempre più numerosi, a Tosamaganga abbiamo praticamente raddoppiato il numero degli interventi chirugici e per le visite ambulatoriali ci sono lunghe file, a volte la gente è costretta a dormire in un letto di fortuna e aspettare la visita fino al giorno successivo.
Adesso abbiamo qui anche la bella famiglia di Antonio Sattin, anestesista dell’ospedale di Vicenza. Antonio ha alle spalle l’esperienza della Karamoja in Uganda e già l’anno scorso ha portato avanti il lavoro di supporto agli anestesisti locali con l’uso di farmaci e tecnologie appropriate e sostenibili in questi contesti di risorse limitate.

Inutile dire che con la presenza di personale sanitario italiano possiamo dare una marcia in più alle prestazioni dell’ospedale e, senza esagerare, servire più pazienti con un livello di efficienza migliore. Da questo il personale africano trae un beneficio nel training fatto durante il lavoro, unito a lezioni teoriche che riassumono e integrano la parte pratica: purtroppo un sistema introdotto da noi occidentali prevede che, al contrario di quello che succede in Europa, la partecipazione a seminari o workshop venga pagata con una diaria profumata per il contesto africano e quindi se non si parla di allowance (incentivi economici) nessuno partecipi ai corsi di aggiornamento o durante tali corsi l’ospedale praticamente si svuoti perché il dio denaro fa improvvisamente scattare la voglia di conoscenza.
Ma non si torna facilmente indietro da questi errori e quindi a volte pare che essere qui per insegnare e istruire, per dare la possibilità di attingere gratuitamente dall’esperienza di qualcuno dia quasi fastidio se dietro non c’è un’adeguata retribuzione. E’ anche vero che i miseri salari con cui gran parte del personale, anche qualificato, è pagato non incentivano sicuramente a lavorare più del previsto né in maniera efficiente (ed in questo tutto il mondo è paese…).

Eccoci dunque a combattere con questa forma mentis che  un volontario fa più fatica ad accettare rispetto ad un professionista pagato profumatamente per venire a svolgere qui il proprio lavoro. Ci si arma di pazienza e si ricomincia da capo, sostenuti dal fatto che mamme con bambini avvolti nel kanga locale, storpi, disabili, anziani e molti altri hanno fatto chilometri e speso i loro pochi soldi per cercare un barlume di speranza nella sanità locale, di cui anche noi ormai facciamo parte integrante.



Noto ad esempio che con molta fiducia centinaia di donne ogni giorno si rivolgono all’ambulatorio antenatale dell’ospedale e molte di loro vengono fermate nel reparto di waiting area perché considerate con parto a rischio (dormono spesso in due per letto ed il pavimento è tappezzato di materassi per far dormire anche le sorelle o le madri che sono venute da aree remote per aiutarle dopo il parto, non si riesce nemmeno a passare nel reparto).
Il tasso di mortalità materna dell’ospedale è effettivamente molto basso ed il reparto di ostetricia si profila come uno dei più funzionali dell’ospedale, tenuto conto che vengono espletati più di 6.000 parti all’anno (la sala parto ha 12 angusti lettini e nello spazio di un metro per due queste donne mettono al mondo i loro figli).

Sono anche numerose le storie di bambini che ormai operati da mesi e terminata la fase di riabilitazione hanno pienamente recuperato la loro disabilità, spesso provocata da mancato o sbagliato trattamento medico.
Avrei centinaia di foto che documentano le varie fasi di riabilitazione fino alla guarigione ma non ritengo necessario fare di una documentazione medica un album fotografico che serva ad impietosire qualcuno.

 Quello che voglio ancora una volta sottolineare è invece come, grazie al contributo di molte persone, abbiamo avuto la possibilità di acquistare o meglio spesso produrre in loco tantissimi presidi ortopedici (vengono prodotte di regola almeno 100 paia di stampelle al mese per le quali le officine dei padri della Consolata hanno assunto un ragazzo, scarpe ortopediche e scarpine per il piede torto etc.) che sono stati fondamentali come completamento dell’intervento chirurgico e senza i quali molte volte la recidiva è assicurata. Per molte persone, che si appoggiano ad un semplice bastone, l’ausilio di una banale stampella è già una notevole passo avanti nella qualità della sua vita.

 

Wednesday, Juni, 13, 2007

Sostenere l'Ospedale


La Clinica di Dubbo in Ethiopia e l'Ospedale di Iringa in Tanzania sono sostenute dai pagamenti dei pazienti e dalle raccolte di fondi dei donatori.

I nostri non sono progetti "SPOT" con obbiettivi da raggiungere in qualche mese e poi via. Il Cuamm è a Dubbo, a Iringa e in molte altre destinazioni difficili tutto l'anno, anno dopo anno, per intervenire, programmare, fare quel che è possibile fare. Il Dott. Battocletti ha seguito Dubbo in Ethiopia e ora è Iringa in Tanzania.

Il conto corrente bancario in cui potete versare qualunque somma per contribuire a risolvere la grave emergenza sanitaria della zona di Dubbo è intestato: Medici con l’Africa – CUAMM Sezione di Trento -Cassa Rurale di Pergine Valsugana- ABI 08178 CAB 35220 C/C bancario n. 49780
Causale versamento: Ospedale di Iringa - dott. Battocletti.

il conto corrente postale è il numero 27049303 intestato Medici con l’Africa – CUAMM causale versamento: Ospedale di Iringa - dott. Battocletti .

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