Luglio 2007

Ancora qualche passo avanti negli ospedali della Tanzania.


Un villaggio nei dintorni di iringa

PAZIENTi IN OSPEDALE A IRInga TANZANIA

Il dott. Battocletti racconta. "Giugno è stato un mese freddo, con un forte vento che è tipico in questa stagione ad Iringa e per gli abitanti della regione , delimitata a sud dalle alte montagne ed estesa fino ai monti Livingstone a ridosso del lago Nyassa, si corre alla ricerca di legna da ardere per riscaldare le capanne durante le notti gelide. La malaria è lontana ma per i più piccoli c’è il pericolo di contrarre la polmonite e quindi in questi periodi il commercio di legname tagliato è molto redditizio.
 A supporto del lavoro presso l’ospedale governativo e quello missionario di Tosamaganga è venuto dall’Italia Dino Tosetto, esperto infermiere di sala operatoria di Noventa che ha dato un notevole contributo al mio lavoro. Sono rimasto solo già dai primi di maggio senza il supporto di altri chirurghi e quindi il lavoro è aumentato a dismisura con lunghe attese per i pazienti che dovevano essere operato e visitati. Ma questo è da considerarsi abituale, quello che va bene fino ad un dato momento non è detto che ci sia anche il giorno dopo e quindi con qualche frustrazione si continua ad andare avanti, alternando soddisfazioni e preoccupazioni continue."   segue...

maggio, 2007

Il dott. Battocletti in missione speciale al Kagondo Hospital, Bukoba, nord della Tanzania


Rossella Peruzzi
    PAZIENTI al Kagondo Hospital di Bukoba

Kagondo Hospital, Bukoba, nord della Tanzania, affacciati sul lago Vittoria, ore sette e trenta, piove da tutta la notte, le strade sono una palude rossa e la nebbia non ti lascia vedere nulla. Tra le pozzanghere da dribblare passiamo attraverso mamme con i bambini in braccio e tanti piccoli pazienti che si adoperano a trovare un appoggio per le stampelle di legno o che spingono senza gamba o braccio a fatica la carrozzina a cui manca un appoggio o la cui ruota tira tutta verso sinistra.
Cominciamo immediatamente a visitare i piccoli pazienti affetti da piede torto, frate Giuseppe, un fisioterapista missionario italiano ha raccolto centinaia di disabili durante questi due mesi e tutti tranne pochissimi sono presenti a questa visita della speranza.
Fulvio Franceschi, ortopedico della CBMI con lunghi anni di esperienza in Africa,  è arrivato ieri sera da Kampala dopo aver ovviamente forato durante il tragitto, ha portato con sé Kristine la fisioterapista di Katalemwa (il centro di riabilitazione di Kampala) e Florence la strumentista con cui opera i bambini nel progetto CORU al Mengo Hospital.
I casi sono molto complessi, quasi tutti i bambini sono stati recuperati nei villaggi più sperduti e si sono portati il loro problema per mesi o anni, quindi questo comporta un’attenta valutazione clinica di quanto riescano a camminare autonomamente e di quanto invece è possibile correggere con ortesi semplici o complesse oppure con la chirurgia. I casi più complessi verranno comunque portati a Kampala per una migliore gestione della riabilitazione, quelli relativamente semplici invece li tratteremo qui tra martedì e venerdì. Nessuno di loro sotto i diciotto anni sosterrà alcuna spesa.
E’ incredibile come alcuni di questi bambini camminino sulle mani, si trascinino con metodi che solo la loro natura riesce a compensare e dietro di loro, sullo sfondo, c'è la costante immagine dello sguardo quasi rassegnato delle mamme che hanno da sempre accettato la disabilità; ma sembra incredibile con quanto poco sforzo si riesca trovare per ognuno di loro una piccola o grande soluzione che cambierà la qualità della vita, soprattutto nell’ambito sociale, nel prossimo futuro.
Il laboratorio comincia a produrre stampelle, tutori gessati, splint e gessi veri e propri, secondo le indicazioni che vengono stabilite durante la visita e frate Giuseppe corre instancabile  da una parte all’altra dell’ ambulatorio per coordinare le varie attività.

Ospedale Tanzania

Fulvio Franceschi, ortopedico CBMi

Si continua al ritmo di un piccolo paziente ogni 10 minuti, con le logiche eccezioni, ma le persone continuano ad arrivare e ormai non si riesce a passare nemmeno nei corridoi dove la gente si è ammassata e ha cercato una posizione comoda per riposarsi e consumare il poco cibo che si è potuta portare da casa.
Facciamo qualche ecografia nei locali della radiologia, chiediamo altre radiografie per ricontrollare quelle che si sono rovinate o perse durante il viaggio, ci armiamo di pazienza e caramelle per tranquillizzare i piccoli pazienti che si spaventano alla vista del mzungu (straniero) oppure che provano dolore alle manipolazioni che dobbiamo eseguire per visitarli. Non ci si ferma un minuto, non ti viene nemmeno in mente di mangiare, quando stai per uscire dal locale centinaia di sguardi e anche qualche sorriso ti sono subito addosso e ti sembrano chiedere se con un’ occhiata puoi aiutarli o capire il problema; tutti comunque rimangono rispettosi e pazienti per il loro lunghissimo turno di attesa, che esso sia tra qualche ora, stasera o domani. Con questo, ma ormai lo so bene, penso alle impazienti attese in Italia magari per semplici cose e vedo sguardi speranzosi di bimbi e mamme che hanno atteso per anni qualcuno che possa dare una soluzione ai problemi. Passano le ore, fotografiamo e filmiamo i casi che rivedremo e studieremo la sera per una decisone più precisa, cominciamo a preparare le liste operatorie con le procedure più semplici e dando la priorità ai piccolissimi, quasi tutti affetti da piede torto congenito di vario grado e che quindi necessitano di tenotomie o allungamenti dei tendini. Gessi e stampelle escono a decine dal laboratorio, verso le tre riusciamo a bere un caffè con alcuni biscotti, cinque minuti e si ricomincia.
Fuori, dopo molte ore di lavoro, sembra di non aver fatto nulla, le persone sono ancora tantissime e tutti e tre i locali per l’accoglienza sono pieni. Quando organizza Fulvio, ricordo in Uganda nel 2003, è sempre così. Arriva la sera, anche noi non siamo più concentrati e verso le sette andiamo a cena, almeno una ventina di pazienti e relative famiglie si sono accampate per dormire, frate Giuseppe ha procurato loro cibo e coperte, ci sono i servizi puliti e fuori la pioggia continua a cadere incessantemente.
Ricominciamo a visitare presto la mattina e verso le undici cominciamo ad operare i primi piccoli bimbi lavorando su due tavoli operatori, verso le due sentiamo il loro pianto nei reparti,  si sono svegliati dalla ketamina che è stata loro somministrata con accuratezza dai due anestesisti. Si opera sotto la luce di un neon rivestito in alluminio per riflettere meglio, non ci sono le nostre tecnologiche scialitiche, i letti meccanici ogni tanto si bloccano, gli anestesisti non hanno respiratore e ventilano tutto a mano; è un altro mondo ma tutto sembra funzionare molto bene.
La corrente almeno è stabile, non ci sono grossi problemi e tutto lo staff locale è presente per vedere, imparare, fare medicazioni e gessi dopo gli interventi. Verso le tre si passa in piccolo locale a mangiare matoke (banane bollite con fagioli) e la tilapia, pesce di cui la zona è ricchissima e che viene venduto fino in Europa. E si ricomincia, fino a tarda sera. Tutto va bene, non ci sono problemi né con i materiali (che Fulvio ha portato dall’Uganda) né con le anestesie (che sono sempre un problema in questi contesti e soprattutto per i più piccoli) e la visita serale ci lascia soddisfatti.
Mercoledì si ricomincia con i più grandi, interventi più complessi, osteotomie, posizionamento di fissatori, osteomieliti, trapianti di pelle per le contratture da ustioni. Anche qui tutto bene, soddisfatti andiamo a cena dove le solite matoke e il solito pesce ci aspettano sul tavolo ma dove non manca una birra fresca per prepararci al sonno.
E fuori in veranda, dopo la cena, si parla di Africa e ancora di Africa, dei nostri percorsi, esperienze, delle famiglie, dei nostri programmi, sogni e aspirazioni e stranamente si parla di cambiare, rivedere programmi e strategie ma non si parla mai di tornare. Fulvio mi guarda e sotto la barba sorride e mi dice “ anca ti ormai te sei ciavà…”
Anche giovedì operiamo altri casi complessi, nel pomeriggio c’è il tempo per rivedere i pazienti e dare tutte le istruzioni alle infermiere e a frate Giuseppe per il postoperatorio e riabilitazione, con relativa pianificazione per i controlli da effettuarsi nelle settimane o mesi successivi, quando Fulvio tornerà qui per un’ altra di queste faticose settimane, nelle quali per molti bambini e ragazzi rinasce la speranza di un futuro migliore.



Febbraio 11, 2007

Ospedale regionale di Iringa - Tanzania -


Rossella Peruzzi
        PAZIENTI IN ATTESA a Iringa

L’ospedale governativo di Iringa si trova a poche centinaia di metri dalla nostra casa ed e’ una struttura abbastanza recente con circa 400 posti letto. Dovrebbe essere un così detto ospedale di Riferimento in cui i piu’ piccoli ospedali missionari della zona (di cui 4 sono supportati da progetti dei medici con l’Africa CUAMM nel così detto “Progetto 4 aree”) riferiscono appunto i casi piu’ complessi. In realta’ la struttura non ha nemmeno i requisiti minimi per svolgere attivita’ per la popolazione della citta’ e prima periferia: da circa 2 anni e’ quindi attivo un progetto portato avanti dalla Regione Veneto ed in particolare dall’Ospedale s. Bortolo di Vicenza per supportare le attivita’ dell’ospedale.
In primis e’ stato ristrutturato il fatiscente blocco operatorio con risanamento degli stabili, quindi riattrezzato con le sale operatorie con i macchinari di base per anestesia, chirurgia, ginecologia ed ortopedia. E’ stata inoltre preparata una moderna centrale di sterilizzazione che serve tutto l’ospedale e quindi inviati a turno di alcuni mesi alcuni medici chirurghi di Vicenza per sostenere l’intensa attivita’. Fin dalle prime ore del mattino centinaia di persone attendono l’apertura dei cancelli, con bambini, cesti pieni di cibo, vestiti di ricambio per i malati. Il dipsrtimento per gli outpatients e’ gremito di persone che attendono con pazienza il turno per la visita o per la dispensazione dei farmaci. C’e’ un reparto per la pediatria molto sporco e tenuto male, sul quale prossimamente e’ necessario darsi da fare per apportare migliorie: un grande reparto di maternita’ (qui , a dispetto del 2% dell’Etiopia, piu’ del 35% delle donne partorisce in ospedale), il reparto di medicina dove piu’ del 50% dei pazienti sono affetti da AIDS conclamata o in fase terminale. E poi la chirurgia generale con il neo annesso reparto di ortopedia. Ci sono inoltre servizi come la psichiatria, oculistica con la possibilita’ di interventi di cataratta, uno studio dentistico per riparazioni ed estrazioni e una fisioterapia di base: all’esterno vi e’ un grande stabile per accogliere le gravide in attesa di parto, costruito dal CUAMM e ceduto ora in gestione all’ospedale (con i relativi problemi di manutenzione locale, lasciata un po’ andare). Medici con l’Africa CUAMM sta ora preparando un secondo stabile per accogliere i malati di AIDS (sopratutto donne e bambini) riferiti dalle periferie che hanno bisogno di cure e sollievo per questa terribile piaga che sta affliggendo tutta l’Africa ma la Tanzania in particolare: in certe aree rurali qui vicino si stima infetta piu’ del 35% della popolazione.
Da Ikonda, una missione a circa 4 ore di strada da qui si sta inoltre trasferendo la scuola per tecnici di laboratorio che verra’ integrata nei locali dell’ospedale, in fase di rinnovo (sempre con sponsor la Regione Veneto) e gestita da padre Dutto della Consolata, un illustre biologo locale che da anni si sta occupando di formazione di laboratori e che ora e’ stato riconosciuto ed integrato nell’Universita’ Tanzaniana di Iringa, dove a settembre verra’ trasferita la sede.

Medici con l’Africa è presente in Tanzania dalla fine degli anni ’60. Dopo il 1980 i progetti di cooperazione hanno interessato soprattutto le strutture governative, in diverse aree del paese. Attualmente sono concentrati nelle regioni di Dar es Salaam e di Iringa, con rinnovata attenzione ai servizi sanitari e sociali della Chiesa.

Ospedale Tanzania

  Il dottor Kosuma in sala operatoria

Reparto di Chirurgia generale

Il reparto conta circa 40 posti letto disponibili, suddivisi tra chirurgia generale ed ortopedia. Il primario e’ il dottor Koshuma con cui hanno collaborato gia’ alcuni medici italiani nella prima fase del progetto. E’ aiutato da un Clinical Officer, il dr. Charles che dovra’ affiancarmi in questa prima fase per allestire la sala gessi, preparare la sala operatoria (che abbiamo gia’ sistemato dal punto di vista tecnico con Roberto Andriolo, tecnico di radiologia in pensione che si occupa di allestire i macchinari vari negli ospedali in paesi in via di sviluppo) con le strumentazioni adeguate e ovviamente cercare di imparare il lavoro: sara’ infatti lui che si occupera’, si spera, di portare avanti l’ortopedia.
C’e’ inoltre un bilocale, a dire il vero molto angusto, in cui e’ possibile fare la fisioterapia di base e un obiettivo e’ anche quello di rendere tale servizio piu’ funzionale, trasportandolo in uno stabile piu’ adeguato e renderlo accessibile a tutti i pazienti esterni provenienti dalla regione.
Il lavoro in questi giorni e’ ovviamente intenso, un solo chirurgo con un clinical officer non sono assolutamente sufficienti a sostenere l’intenso lavoro tenuto conto anche delle turnazioni notturne e dei fine settimana. Abbiamo inoltre organizzato l’ambulatorio per le visite esterne ma anche qui e’ necessario venire affiancati almeno da due infermieri a cui fare eseguire un “training on the job”, ovvero un corso accelerato durante l’attivita’ lavorativa affinche’ si rendano al piu’ presto autonomi almeno per la preparazione di apparecchi gessati.



Dicembre 2006

Medici con l’Africa – CUAMM in RAI a Uno Mattina



rICHIEDE FLASH 8 INSTALLATO

Febbraio, 2007

Il dott. Mario e famiglia sono in Tanzania.

Dintorni di Dubbo

Eccoci arrivati da alcune settimane ad Iringa, dopo 450 km di viaggio attraverso I suggestivi paesaggi del parco nazionale del Mikumi dove, gia, lungo il percorso, abbiamo incontrato elefanti e giraffe a sbarrarci la strada, gazzelle e gruppi di babbuini alla ricerca di cibo. Lungo la Tanzam si arriva quindi ad incontrare la parte meridionale della Tanzania il cui primo insediamento e’ proprio la citta’ di Iringa. La città sorge su un altipiano a 1600 mt, al centro di una regione con colline aspre e di scarsa vegetazione, disseminate di massi granitici erosi dal tempo e ricoperti da foresta antica. Attorno alla citta’ dispersi sulle colline vi sono ancora i siti d’importanza storica della lunga e per molti anni riuscita resistenza contro i colonialisti tedeschi alla fine del XIX secolo. Gli abitanti della regione, censiti nel 2001 in 490.000 sono disseminati in vari villaggi e sono di etnia bantu mentre in citta’ transitano i pastori nomadi Masai, che utilizzano le strutture ospedaliere del governo o missionarie per curarsi.

iringa

La citta’ e’ sovrastata da una enorme roccia granitica dalla sfumatura ferrosa arancione, caratteristica della zona, chiamata Gangilonga Rock, dove si dice che il capo Mkawa della tribu’ locale degli Hehe (la grande e potente tribu’ che riuniva alla fine dell’800 tutte le etnie della regione) venisse a meditare. Alla fine di tale secolo egli sconfisse la guarnigione tedesca insediatasi proprio ad Iringa e qui persero la vita, nelle battaglie per respingere l’occupazione, moltii giovani africani e soldati ed ufficiali tedeschi.Tanzania elefanti
La nostra abitazione e’ situata proprio sotto questa enorme roccia che in lingua kihehe significa “pietra parlante” e allude a una leggenda secondo la quale il fischio emesso dal vento che la sera soffia nella sua direzione fosse stato interpretato come voce e consiglio dal capo Mkawa. La lingua parlata dalla gente e’ il kiswahili, comune ormai a molte regioni della africa dell’est anche se molte persone parlano inglese, altra lingua ufficiale dello stato tanzanense.

La situazione generale che vediamo intorno a noi non è molto confortante: la Tanzania, nonostante si trovi ancora agli ultimi posti nelle graduatorie mondiali per reddito e condizioni di vita, non è più al centro dell’attenzione delle Agenzie internazionali.


Guarda la mappa di Iringa in Tanzania sulle pagine di Google.

Febbraio, 11, 2007

Appunti di storia della Tanzania

tanzania

Nella seconda meta’ del secolo XIX le regioni interne della Tanzania attraversarono un periodo di grande caos. Le incursioni dei mercanti arabi di schiavi provenienti dalla costa avevano rotto l’equilibrio tra le varie tribu’ e clan, e continuò un periodo di incertezze e inenarrabili sofferenze. L'affermarsi del capo delle tribù degli Hehe Mkwawa, che nel 1889 aveva unificato con la forza o la diplomazia oltre cento clan e tribu’ minori, consenti’ di fermare l’inesorabile avanzata verso sud dei guerrieri Masai. Mkwawa divenne anche una minaccia per per il controllo arabo sulle lucrative rotte carovaniere degli schiavi e dell’avorio che attraversavano il suo territorio, anche se il declino del potere arabo significo’ la resa dei conti non tanto nei confronti dei sultani di Zanzibar, l’isola adiacente alla Tanzania in cui gli schiavi venivano confinati in attesa di deportazione, quanto contro la macchina da guerra dei coloni tedeschi. In un primo momento Mkwawa tento’ di venire a patto con i tedeschi ma davanti al loro rifiuto si venne alle armi. Il 17 agosto del 1891, un anno dopo l’insediamento delle truppe germaniche ad Iringa, le truppe del capo Mkwawa circondarono e fecero cadere in un’imboscata le truppe tedesche nella zona d est della citta’, uccidendo circa 500 soldati e si impadronirono di una grande quantitativo’ di armi da fuoco e munizioni. Ritiratosi nella zona di Tosamganga egli si organizzo’ in una speci di citta’ fortificata e forte del supporto di tutta la popolazione resistette ai contrattacchi per quattro anni fino a quando il 30 ottobre del 1894 i tedeschi guidati da Tom von Prince accerchiarono e conquistarono l’insediamento sequestrando tutte le ricchezze del sovrano. Fuggito nelle foreste Mkwawa riusci’ per alcuni anni ad organizzare la guerriglia contro i coloni finche’ non fu tradito, catturato, e durante la prigionia si tolse la vita. Il suo cranio fu addirittura mandato a Berlino (e poi restituito al governo tanzanense) come prova della vittoria in una zona difficilissima per la colonizzazione tedesca. La successiva pace fu comunque di breve durata: sette anni piu’ tardi scoppio’ l’insurrezione della tribu’ Maji Maji e due anni dopo i tedeschi furono costretti alla resa.

La Tanzania in breve dal sito ufficiale del Governo

posted by Medici con l'Africa @ 10.11 AM  

dicembre 2006

Miriam, racconta una storia d'Ethiopia

Miriam e la piccola Sall

Guardo dalla finestra attraverso la zanzariera verde e intravedo i tetti dell’ospedale, in questo anno e mezzo ho guardato centinaia di volte in quella direzione aspettando di scorgere Mario che torna dalla sala operatoria per stare un po’ con me e con i bambini.

Siamo in Wolayta, una vasta regione a Sud dell’Etiopia, in una zona rurale sovrappopolata e poverissima, molto lontani dalla prima città che si possa definire tale. Mio marito Mario è chirurgo e medical director dell’ospedale di Dubbo, io non sono medico, sono qui con i nostri tre bambini di sei, quattro e due anni per vivere insieme a lui questa esperienza, per aiutarlo nelle innumerevoli difficoltà che incontra ogni giorno.
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Lavorare insieme per il consolidamento della struttura prima della gettata di cemento della soletta. Anche questa è Africa.

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Mi chiedo spesso quale è il mio ruolo: quando si parte per l’Africa si vorrebbe sempre avere qualche cosa da fare, si vorrebbe concretamente avere un lavoro da svolgere. Per chi non lavora in campo medico o per chi non ha un preciso obbiettivo da raggiungere è davvero difficile sentirsi realizzati, utili e “al proprio posto”. Ogni tanto mi chiedo se sono qui unicamente per fare la moglie, la mamma e la maestra di mio figlio o se c’è qualche altro progetto per me, ma alla fine le incombenze quotidiane mi fanno vivere in tutta semplicità tra la preparazione del pane e quella della lezione di matematica.   (segue)

MARZO 2007

Miriam e i colori della Tanzania

La creazione dei Batik

La Tanzania con i suoi colori e le tradizioni artistiche dei Masai sono un'ispirazione continua per creare e realizzare tessuti bellissimi. La tecnica del batik per la colorazione e la decorazione dei tessuti naturali è conosciuta e usata in Africa fino dall’antichità e quella realizzata dalle ragazze Masai è quella  tradizionale a cera calda. Le stoffe vengono dipinte a semplici motivi ornamentali con la cera calda che raffreddandosi impregna le fibre del tessuto impermeabilizzando la zona dipinta, successivamente si procede con la tintura delle stoffe immergendole in un bagno di colori per batik.

Guarda le fasi della creazione                              Ultimo minuto...

Wednesday, Juni, 15, 2005

Dottor Mario:  perché io e Miriam siamo qui

Foto Ospedale


La nostra decisione nasce da un mio desiderio, dopo essere sato in Tanzania nel 1987 da studente di medicina. Miriam ha subito condiviso la scelta che si è dovuta concretizzare nel tempo attraverso le varie vicissitudini e forse casualità della nostra vita. Il percorso ha visto una prima tappa nell'esperienza in Uganda presso il Mengo Hospital di Kampala e le giornate vissute con Fulvio e Babette Franceschi, lui chirurgo ortopedico e lei economista, cooperanti in Africa da molti anni. Loro hanno 4 figli e ci hanno fatto da specchio: abbiamo toccato con mano che era possibile, abbiamo conosciuto molte famiglie espatriate con cui ci siamo confrontati.
Quello che ci ha poi fatto prendere la prima decisione di partire per l'Ethiopia e ci ha permesso di dare forma al nostro progetto è stato il percorso intensivo e tecnicamente molto esaustivo fatto con il corso di formazione dei "Medici con l'Africa - CUAMM ".
La permanenza in Ethiopia nel 2005/2006 presso l'ospedale di Dubbo, la profondità dell'esperienza, l'incoraggiamento di tutti i nostri sostenitori in Trentino ed in tutta Italia, ci hanno spinto ad accettare un nuovo impegno in Tanzania nella zona di Iringa.
I risultati raggiunti nell'intervento di organizzazione dell'ospedale di Dubbo e più in generale nell'aiuto sanitario che è stato possibile dare alle popolazioni etiopi del Bolosso Sore ci fanno ben sperare per le nuove difficoltà che stiamo ora affrontando a Iringa.

Venite a trovarci in Africa

bambini
Un viaggio importante che non è una vacanza.
Sarete ben accetti se avvisate in tempo ed in particolare solo per l'aiuto in quello che sapete fare: attività sanitarie, attività tecniche, aiuto finanziario, ecc...

Un viaggio per chi vuole avvicinarsi a prezzo di sacrificio, impegno di aiuto, autonomia finanziaria e operativa. Noi possiamo aiutare con le indicazioni fondamentali sul come comportarsi, come vestire, cosa portare, come eventualmente vaccinarsi. In luogo è possibile trovare, con spesa moderata, una guida che vi accompagnerà, se lo vorrete, dall'arrivo all'aeroporto fino al vostro ritorno.

Scrivete a miriam@occhiperlafrica.org per saperne di più.

Noi crediamo che anche una breve esperienza diretta e che si concreta in un aiuto diretto, diversa dal solito turismo passivo, possa aiutarci tutti a capire meglio come migliorare davvero e in modo duraturo la condizione sanitaria delle popolazioni che gravitano sull'area di Iringa.

Informazioni in Italia

Referente in Italia: Claudia Paternoster  Telefono: 348/7438606
Scrivete a Claudia:  claudia@occhiperlafrica.org

 

Wednesday, Juni, 15, 2006

Scriveteci

Aspettiamo le vostre e-mail. Chiedeteci notizie di noi e della gente di qua, mandateci notizie di voi. Cerchiamo sempre di rispondere a tutti appena possibile.


L'indirizzo e-mail del dr.Mario  è: mario@occhiperlafrica.org
L'indirizzo e-mail di   Miriam    è: miriam@occhiperlafrica.org

posted by Dr. Mario Battocletti @ 9:00 PM

Wednesday, Juni, 15, 2006

Sostenere l'Ospedale


La Clinica di Dubbo in Ethiopia e l'Ospedale di Iringa in Tanzania sono sostenute dai pagamenti dei pazienti e dalle raccolte di fondi dei donatori.

I nostri non sono progetti "SPOT" con obbiettivi da raggiungere in qualche mese e poi via. Il Cuamm è a Dubbo, a Iringa e in molte altre destinazioni difficili tutto l'anno, anno dopo anno, per intervenire, programmare, fare quel che è possibile fare. Il Dott. Battocletti ha seguito Dubbo in Ethiopia e ora è Iringa in Tanzania.

Il conto corrente bancario in cui potete versare qualunque somma per contribuire a risolvere la grave emergenza sanitaria della zona di Dubbo è intestato: Medici con l’Africa – CUAMM Sezione di Trento -Cassa Rurale di Pergine Valsugana- ABI 08178 CAB 35220 C/C bancario n. 49780
Causale versamento: Ospedale di Iringa - dott. Battocletti.

il conto corrente postale è il numero 27049303 intestato Medici con l’Africa – CUAMM causale versamento: Ospedale di Iringa - dott. Battocletti .

NUOVI NUMERI
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Iringa

Cellulare Mario   +255.757.855497
Cellulare Miriam +255.757.855498

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