GIUGNO 2008

Africa, Tanzania, un altro progetto del dott.Battocletti si avvia a conclusione.


Famiglia iringa

Il dott. battocletti con un bimbo ustionato di nome James in attesa del secondo trapianto di pelle

Il dott. Battocletti racconta. segue ... "

Anche questa volta ci apprestiamo a finire il progetto biennale di Iringa.
Un progetto: come tutte le attività fino ora svolte si arriva all’apice delle proprie risorse e possibilità, si raggiungono gli obiettivi prefissi, più o meno, e si comincia a pensare al dopo.
Al nostro futuro più che a quello del progetto, perché per molti versi non abbiamo voglia sempre di guardare indietro e sappiamo benissimo come molte cose vanno a finire se nessuno le potrà sostenere o se il periodo, anche se virtualmente lungo, si interrompe dopo solo due anni per scadenza ministeriale.

Sempre, quando si è chiamati a risolvere situazioni particolarmente complesse si tende a non tirarsi indietro, sopratutto se si vede un barlume di speranza di successo e qualche probabilità di riuscire anche con mezzi di fortuna. E’logico che ciò tenda a generare una aspettativa elevata in termini di quantità di servizi erogati e di qualità delle prestazioni, anche in contesti limite come quelli in cui lavoriamo. Ad Iringa lo scopo è quello di dare un servizio che prima non esisteva, e quindi un tassello in più nell’ambito della sanità della regione: per una disciplina medica specialistica due anni sono  sufficienti soltanto per consentire che il servizio possa funzionare ad livello base. Lo scopo è stato comunque di dare e insegnare agli addetti ai lavori le nozioni di primo livello  e ovviamente, vista la domanda della popolazione, si è stati costretti a sconfinare in ambiti ben più alti, comunque con ottimi risultati che però non possiamo portare avanti, soprattutto per mancanza di fondi.

LA PEDIATRA CLAIRE
LA PEDIATRA DOTTORESSA CLAIRE

Una buona performance ovviamente crea aspettative e lunghe code di persone che non sanno a chi rivolgersi e  se anche in astratto si possono riferire a centri più grandi (nelle capitali ad esempio - la cui qualità di servizio è comunque sempre discutibile ed i prezzi, anche sottobanco, sempre impossibili) trovano una seria barriera nei costi di trasporto e di permanenza lontani da casa. Di conseguenza purtroppo i pazienti  rinunciano quasi sempre a muoversi e si rassegano alla malattia o alla morte.
Ho sempre intervistato il paziente prima di un eventuale trasferimento e praticamente solo uno su dieci mi ha detto di potercela fare; a molti abbiamo dato i soldi per il trasporto ( che, va notato, supera ampiamente quelli per la cura). A peggiorare le cose ci si è messo il prezzo del petrolio che in Tanzania  è aumentato del 70% in un anno e di conseguenza è incrementato ulteriormente il costo dei  trasporti. La gente non trova nemmeno i soldi per il cibo, figuriamoci per un viaggio di parecchi chilometri che magari deve essere ripetuto per  i vari controlli. In parecchi hanno preso il denaro e non si sono fatti più vedere, usandolo per altre priorità.
Se il servizio non è efficacemente distribuito sul territorio questa è la normale conseguenza: farsi curare lontano significa anche non poter lavorare i campi, lasciare la casa scoperta per furti, non accudire il bestiame, doversi preoccupare di lasciare a qualcuno gli altri numerosi bambini che compongono il nucleo familiare.
 Le sessioni di outreach (andare a cercare con la clinica mobile i pazienti sul territorio) sono sempre un buon successo, tra veri ammalati e curiosi il numero è sempre elevato e si riesce a dare un servizio. Più complesso risulta gestire eventuali trasferimenti, convincendo la gente che il trattamento si può dare solo in ospedale: si programma il trasporto, si forniscono soldi e istruzioni ma il rischio che qualcosa si frapponga tra la partenza e la cura è molto alto.
In Etiopia ad esempio, vista la situazione geografica della zona di Dubbo, si programmava la sala operatoria con il triplo dei pazienti consentiti, già sapendo prima che i due terzi non si sarebbero presentati.

Anche la paura gioca il suo ruolo, la medicina tradizionale praticata dal traditional healer del villaggio dà consigli, calore famigliare e suggestione da secoli: il freddo consiglio di uno straniero non sortisce lo stesso effetto, soprattutto in aree remote e a bassissimo tasso di alfabetizzazione. E questo è normale, è sempre stato questo l’equilibrio tra salute e malattia e infrangerlo è stata spesso la sfida e la sconfitta della medicina occidentale.

Nelle città invece tutto è diverso, quello che passa sotto gli occhi è lo sviluppo confuso, non regolarizzato ma irrefrenabile di molti settori, dalla tecnologia ai trasporti, dal commercio alle telecomunicazioni. Qui la gente si fida di più, comincia a vedere qualche piccolo miglioramento nel sistema sanitario, soprattutto qui nella regione per quanto riguarda la salute materna: nell’ospedale di Iringa l’anno scorso si sono espletati circa 6600 parti (uno dei numeri più alti in tutta la Tanzania e probabilmente in tutta l’Africa sub saharaiana), quasi tutti in donne con fattori di rischio importanti e quindi difficilmente gestibili in periferia. Le mamme morte nel periodo perinatale sono state solo 40 (…poche per il contesto africano e considerate le condizioni cliniche disastrose in cui arrivano) mentre ben 1500 sono stati i bambini nati morti, uno su quattro. Questa è la cifra che fa ancora paura e male, in una situazione dove comunque è la natura che fa la selezione e non l’aborto volontario ( comunque eseguito anche qui clandestinamente e in larga scala, con conseguenze orribili per la madre e gravato da un altissimo tasso di mortalità materna ) o terapeutico.

Questi sono solo numeri drammatici, in realtà mostrano i problemi di un percorso virtuale in cui la madre dovrebbe incamminarsi quando è incinta, dal villaggio fino all’ospedale, insomma al posto che dovrebbe garantirgli un parto protetto. In questo cammino sono tanti gli ostacoli e le inefficienze del servizio sanitario ed è facilissimo incappare in una fermata forzata o in un errore di valutazione e quindi non essere riconosciuta come “a rischio” e quindi portata con un certo anticipo in un luogo sicuro dove partorire. Poi le malattie che possono sopravvenire durante la gravidanza fanno il resto, in uno scenario di aumento progressivo, almeno nella nostra regione, di mamme infette dall’HIV.
Gli health post o piccoli dispensari periferici rimangono ancora i meno serviti da personale, spesso assente e demotivato, e dal rifornimento di farmaci, creando quindi un primo ostacolo nella garanzia della cura nelle estreme periferie. In queste zone più estreme si trova con difficoltà personale sanitario preparato (come un Clinical Officer, poco più di un infermiere) che possa fare da primo ma importante filtro per la diagnosi e la terapia. Solitamente a questo livello si manda personale con solo 9 mesi – un anno di preparazione, assolutamente incapace di fare fronte alle numerose problematiche, in assenza di laboratorio e di radiologia. Anche per i parti ovviamente l’assenza della midwife diventa cruciale, affidandosi spesso alle levatrici tradizionali, a volte molto esperte ma spesso impreparate a risolvere le difficoltà ovvie che si pongono, tenuto anche conto del numero di figli che mediamente una donna partorisce (per la Tanzania, come per l’Etiopia, una media di circa 5 per donna).
La tendenza, da parte di molte NGOs,  a rinforzare invece i centri più grandi di riferimento, per ovvi motivi legati sia alle difficoltà logistiche che alle specialità del personale medico, fanno sì che i posti periferici soffrano ancora di più, per il flusso di forze e denaro che va contrario alla direzione logica periferia-centro. E questo a lungo termine si traduce nella mancata riduzione dei tassi di mortalità, nella netta differenza di rifornimento di qualsiasi presidio in periferia.

Anche le nuove politiche sanitarie di Medici con L’Africa CUAMM in Tanzania si rivolgono nuovamente (si era già fatto in passato ma piano piano ci si era spostati verso gli ospedali distrettuali e di riferimento) al servizio dei posti più remoti, si torna quasi indietro portando servizio alla salute materno infantile visto che i tassi di mortalità sono aumentati rispetto al calo che si era stimato negli anni ’90. Il fenomeno AIDS, con alta prevalenza in questa regione, unito al calo di fondi della Cooperazione internazionale e alla ormai cronica carenza di personale medico espatriato ha cortocircuitato molte risorse.

Adesso, nei  mesi che restano, ci concentriamo nuovamente sulla formazione teorica del personale, dopo il continuo “training on the job” eseguito con il personale dell’ospedale.
Tra pochi giorni tutti Clinical  e Medical Officers della regione, con i pochi medici presenti (solo quattro per un milione e mezzo di persone…) si raduneranno qui ad Iringa per una full immersion di traumatologia, ortopedia, primo soccorso. Continueremo poi con la formazione del personale dedicato alla sala gessi, al metodo Ponseti per il piede torto, agli infermieri di reparto (seguiti e trainati con intensa dedizione negli ultimi tre mesi da Graziana, infermiera dell’ospedale di Vicenza) e cominceremo a riportare i  dati di chiusura progetto, sperando che qualcuno li possa presto riprendere in mano per andare avanti.

 

Wednesday, Juni, 13, 2007

Sostenere l'Ospedale


La Clinica di Dubbo in Ethiopia e l'Ospedale di Iringa in Tanzania sono sostenute dai pagamenti dei pazienti e dalle raccolte di fondi dei donatori.

I nostri non sono progetti "SPOT" con obbiettivi da raggiungere in qualche mese e poi via. Il Cuamm è a Dubbo, a Iringa e in molte altre destinazioni difficili tutto l'anno, anno dopo anno, per intervenire, programmare, fare quel che è possibile fare. Il Dott. Battocletti ha seguito Dubbo in Ethiopia e ora è Iringa in Tanzania.

Il conto corrente bancario in cui potete versare qualunque somma per contribuire a risolvere la grave emergenza sanitaria della zona di Dubbo è intestato: Medici con l’Africa – CUAMM Sezione di Trento -Cassa Rurale di Pergine Valsugana- ABI 08178 CAB 35220 C/C bancario n. 49780
Causale versamento: Ospedale di Iringa - dott. Battocletti.

il conto corrente postale è il numero 27049303 intestato Medici con l’Africa – CUAMM causale versamento: Ospedale di Iringa - dott. Battocletti .

NUOVI NUMERI
Telefoni di Iringa in Tanzania

Iringa

Cellulare Mario   +255.757.855497 ,
Cellulare Miriam +255.757.855498 ,

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