Africa, Tanzania, emergenze sanitarie e civili.

Il dott. battocletti a MFYONE villagge
Il dott. Battocletti racconta. segue ... "
Inizio di un nuovo anno, con la stagione delle piogge che vive la sua fase centrale bloccando le vie di comunicazione secondarie, quelle piste rosse che si snodano come tante arterie in mezzo alla savana e che ora sono ridotte a deforme poltiglia di fango, con pozze arancione e buchi enormi che solo i grossi e distrutti camion riescono a passare. Un missionario mi raccontava che ha aspettato con la sua jeep che si asciugasse la strada per due giorni prima di poter tentare una partenza verso la città, a portare i malati e fare provviste. Tutto rallenta, pochi gli accessi in ospedale dalle periferie, le vaccinazioni fanno veder numeri ridicoli pari allo zero, nessuno si muove se non deve e anche quando non può farne a meno deve metter in conto giorni di viaggio.
Le piogge portano abbondanza di acqua per i raccolti ma anche il freddo, la malaria, altre malattie che in questa stagione stanno falcidiando molti bambini (affezioni delle vie respiratorie, bronchiti, polmoniti, dissenterie) e la legna per scaldarsi o il carbone (poco e proibito) diventano mezzi di sostentamento necessari e preziosi. Un’epidemia di salmonella ha recentemente colpito la regione e si contano centinaia di vittime proprio tra i più piccoli: anche a noi è giunta notizia che alcuni bimbi che dovevamo rivedere per dei controlli sono morti nei villaggi, dove purtroppo farmaci e personale medico non riescono ad arrivare.
Molte capanne cedono sotto le sferzanti battute dei violenti temporali, grandina e i raccolti appena al germoglio vengono distrutti definitivamente, senza nessuna tutela assicurativa… non si mangerà come l’anno precedente. Anche in ospedale quindi si nota il calo di presenze nei reparti medici e soprattutto negli ambulatori esterni, dopo la forte affluenza dei caldi e secchi mesi di novembre e dicembre, quando muoversi diventa molto più semplice.
L’attività ortopedica è ripartita di slancio dopo la fredda parentesi di vacanza italiana e subito abbiamo trovato ancora qualche regalo lasciatoci dai colleghi, ovvero pazienti complessi da affrontare per i quali si aspettava la mzungu, lo straniero insomma. Il personale purtroppo era sotto organico considerate le assenze di due infermiere in training a Dar es Salaam e le malattie che non avevano risparmiato medici, infermieri e loro familiari. E’ ricominciata anche la coda di bambini in ambulatorio, tutti i controlli rimandati al nostro ritorno e i vari problemi di approvvigionamento di farmaci e altri presidi. Ma in poche settimane il ritmo è tornato quello usuale e l’entusiasmo quello di sempre. L’introduzione del metodo di Ponseti per la cura del piede torto per esempio porta ormai numerose famiglie ad attraversare la regione e rivolgersi al nostro ambulatorio dove infermiere e fisioterapista possono così avere attualmente un numero importante di pazienti da seguire, trattare o da mandare al chirurgo. Il tam tam e le campagne di informazione fatte durante le uscite nei villaggi hanno dato il loro buon esito e anche molte altre malformazioni curate hanno fatto da richiamo presso l’ospedale. Una piccola speranza per tutti cominciamo ad averla, anche per i casi più complicati: si è affinata la capacità di correzione chirurgica di molte patologie complesse, ci sono molti presidi che possiamo dare anche nelle malformazioni più gravi (carrozzine, deambulatori, persino costruire dei presidi da posizionare direttamente nelle capanne per consentire una vita più dignitosa a questi bambini). In alcuni villaggi abbiamo cominciato a comperare un po’ di cemento per livellare i pavimenti della casa e per abbattere qualche gradino, spianare un piccolo pezzo di cortile e preparare dei piccoli sistemi di fisioterapia casalinga in modo che il bambino si possa muovere con meno difficoltà, aiutando le mamme con l’acquisto anche di una semplice sedia che spesso non c’è e così il piccolo viene lasciato sdraiato su di un tappeto di paglia. Tutto si rivela utile, anche la più banale idea può diventare geniale ma soprattutto funzionale. Poi bisogna comunque seguire la cosa, anche dopo la realizzazione, di progetti iniziati e lasciati a se stessi ne abbiamo contati in passato anche troppi. La settimana scorsa siamo andati in attività di outreach ad Isimani a 40 km da Iringa, tutto era stato programmato da un mese con tanto di manifestini, avvisi e tutto il resto. La notte un violentissimo temporale ha fatto straripare il fiume e distrutto le strade, noi abbiamo rischiato di rovesciarci con la jeep nel tentativo di arrivare in tempi decenti e quando siamo arrivati c’erano solo una decina di persone: tutti gli altri non si sono potuti muovere, i trasporti erano bloccati e così per molti un’altra occasione se n’è andata. Riproveremo il mese prossimo, per non deludere, per non arrenderci.

Il Paese è stato anche scosso gravemente da un importante scandalo economico che ha coinvolto il Primo Ministro, reo di aver incassato tangenti dalla società che gestisce l’elettricità per parecchi miliardi (ed in questo, come italiani non possiamo essere di grande esempio…). Comunque si è percepito un malessere generale tra la popolazione, soprattutto per gli impiegati dell’apparato statale, sottopagati e mal trattati ormai da parecchi anni. Nessuna reazione violenta comunque anche se la situazione si è tanto più ripercossa sugli ospedalieri, le vittime più frustrate di un sistema che vorrebbe ma non può, che fa sembrare efficiente ciò che non è nemmeno sufficiente. Poi l’arrivo di Bush con una miliardaria donazione per la cura della malaria ha rimesso in gioco le carte, la fiducia al Presidente Kikwete è stata ridata con ampio consenso della comunità internazionale, la stessa che sta ancora a guardare cosa sta succedendo nel vicino Kenia, altra spada di Damocle per la Tanzania, paese confinante e la cui etnia è praticamente la stessa delle regioni limitrofe del nord. Quindi la sensazione è che non sia il periodo migliore per il Paese anche se non ci sono assolutamente campanelli di allarme bellico. Questo anche per trasmettervi il fatto che siamo ormai inseriti nel contesto civile e dobbiamo giustamente partecipare anche a queste vicende politiche che passano attraverso la bocca e le azioni del povero e del ricco, in un paese dove gli equilibri fragili come il cristallo vanno mantenuti con il bilancino.
Comunque si prosegue anche con nuove idee e progetti in altri ambiti, non solo in quello ortopedico e chirurgico ma anche ad esempio con il supporto al grande reparto di pediatria, dell’ambulatorio e del centro per bambini malati di AIDS ( in collaborazione con l’ospedale di Vicenza e CUAMM) Per questo è arrivata Clear, una bravissima pediatra inglese che ha dato e darà un grosso contributo a migliorare la qualità assistenziale, fino ad oggi di basso livello.
Con l’associazione Neema Kraft (che si occupa di disabili e ha una attività di lavoro ad Iringa per ragazzi in carrozzina e sordomuti) stiamo allargando il campo di azione della fisioterapia con la costruzione di un dipartimento fisioterapico all’esterno dell’ospedale, da attrezzare soprattutto per i gravi disabili con paralisi cerebrale infantile: una fisioterapista locale è già all’opera ed è già più di qualcosa, il locale dovrebbe essere pronto a maggio e l’Ospedale di Vicenza fornirà molte delle attrezzature richieste.

