Claudia la nostra referente per le visite dall'Italia racconta...
cucina: pericolo continuo per i bambini
In gennaio e febbraio 2006 sono stata in Etiopia per riordinare le mie idee e capire meglio quello che sta succedendo li anche grazie agli sforzi di chi sta qui.
Come prima cosa vi voglio rassicurare sulla famiglia: Mario, Miriam e i loro bambini stanno bene, si sono inseriti bene nonostante le
numerose difficoltà, e vivono con serenità il loro lavoro.
Il dott. Battocletti lavora moltissimo, spesso la notte qualche guardiano o infermiere dell’ospedale viene a bussare sui vetri della porta di casa e a chiamare il dottore per un’emergenza, sabato e domenica uguale, perché le urgenze sono sempre tantissime. La sala operatoria è sempre attiva, ma il dott. Mario si occupa anche di mille altre cose: dall’organizzazione dei turni, alla gestione del personale, all’acquisto dei farmaci, alle relazioni con il governo, fino a dover seguire i problemi che sembrano banali, come la batteria scarica della macchina dell’ospedale, o la mancanza dei teli o dei guanti per la sala operatoria perché stesi ad asciugare… In molti momenti mi sono chiesta come faccia a stare dietro a tutto e credo che dipenda da un misto di energia e passione incredibili.
Anche Miriam va in ospedale quasi tutti i giorni, ha insegnato ad alcuni infermieri ad usare il computer per preparare le cartelle cliniche, statistiche, grafici e ogni giorno è impegnata.
Nei giorni che ero giù con Miriam abbiamo decorato le le pareti del nuovo reparto per i bambini
malnutriti che sta per essere aperto; per me è stato importante poter mettere a disposizione quello che potevo fare.
In Ethiopia è tutto un mondo che grida.
Le epidemie di malaria, tubercolosi, meningite, che colpiscono soprattutto i bambini, e che da noi sono malattie assolutamente curabili, sono realtà quotidiana; le donne partorienti arrivano spesso in Ospedale dopo giorni di cammino in condizioni disperate, e purtroppo a volte vengono anche abbandonate dai mariti se non potranno avere altri figli; i bambini arrivano sfigurati dalle ustioni perché la “cucina” non è altro che un fuoco acceso sul pavimento di terra in
mezzo alla capanna; prematuri che sopravviveranno a fatica, abbandonati, malnutriti… davvero è un mondo che grida.

corridoio dell'ospedale
La struttura dell’ospedale è gradevole e organizzata, ma appena fuori dal recinto
incontri le case di fango e paglia, i grappoli di bambini interroganti, le
donne cariche di fastelli di legna, i carretti con gli asini, le ragazzine
con le taniche che vanno a prendere acqua, i ragazzi che pascolano
mucche e capre, in un pullulare di vita che invade strade sterrate e
sterpaglie, corsi di fiumi inaridirti e ponti fatti di tronchi…
Nel periodo di inizio febbraio, tutti aspettavano le “piccole piogge”, che
rinverdiscono la terra arida e garantiscono la sopravvivenza agli uomini e
agli animali; ma non pioveva, almeno fino alla metà di febbraio non ha
piovuto mai e i tutti erano molto preoccupati, memori della siccità
e carestia che quattro anni fa colpì l’intera Etiopia uccidendo migliaia di persone.
Per fortuna, da quanto mi hanno telefonato recentemente da Dubbo, le tanto attese “piccole piogge” sono arrivate, e anche se non piove molto, tutte le sere però la pioggia ritorna e il verde
sta ricomparendo tutto intorno.
Paolo, Laura e Davide stanno imparando molto e passano il molto tempo libero
a giocare fuori, in compagnia dei nuovi amici: Feleke,
Betsaida, Abush, Miriami e molti altri.
Davide è veramente un mito; lui, a un anno e quattro mesi, mangia, dorme e
ride, se ne va in giro curioso intorno alla casa ed è assolutamente a suo
agio in Africa! Più difficile è per gli adulti intrattenere un “dialogo”
con la gente del posto; pochi sanno l’inglese, e la loro lingua locale è
tutta da imparare e quindi a casa di Miriam e Mario ho seguito gli inizi di un corso di
wolayta, con insegnanti locali che tutte le settimane
facevano alcune lezioni a cui anche Mario e Miriam sono
riusciti a trovare il tempo di partecipare.

Decorazioni nel nuovo reparto malnutriti
collegamenti per le telecomunicazioni in Ethiopia sono davvero difficoltosi, e ho
capito come mai quando da qui proviamo a telefonare, spesso per giorni
interi non riusciamo a rintracciarli. Purtroppo la situazione è realmente
così, la linea telefonica passa con un filo tirato sugli alberi, e basta
un po’ di vento o di pioggia per far saltare le linee; quindi non
preoccupatevi se Mario e Miriam non rispondono puntualmente alle mail, ho constatato
personalmente che è davvero difficile mantenere qualsiasi tipo di collegamento!
Ringrazio tutti coloro che hanno contribuito alle offerte che abbiamo potuto consegnare a Mario in questo viaggio; verranno utilizzate come deposito per il fondo poveri dell’ospedale, quindi per garantire le cure gratuite a bambini e donne in gravidanza che non hanno proprio nulla.
Grazie dell’attenzione e dell’amicizia di tutti, mandatemi una e-mail per saperne di più
Claudia
Referente in Italia : Claudia Paternoster Telefono: 348/7438606
Scrivete a Claudia: claudia@occhiperlafrica.org
