Il Dott.Battocletti racconta: Ie prime analisi e i primi risultati dell'intervento in Tanzania.

I figli del dott. Battocletti e un amico
Il dott. Battocletti racconta. " I dati relativi alla Tanzania dimostrano come il Paese sia uno degli ultimi al mondo per numero di medici laureati: quasi tutto il servizio sanitario ospedaliero è gestito dagli Assistant Medical Officers e dai Clinical Officers che sono qualificabili come infermieri specializzati ma il cui livello di preparazione è troppo basso per gestire le spesso gravi e complesse patologie che si riscontrano negli ospedali.
Questa premessa per rimarcare come la gestione del paziente in questo contesto sia veramente difficile, con ritardo diagnostico e terapeutico spesso fatale sopratutto per bambini e gravide. Il grande ospedale di Iringa con i suoi quasi 400 posti letto è gestito da due medici generici che si occupano della medicina e pediatria (circa 150 pazienti), da un ginecologo con due medici che si occupano della waiting area per gestanti, ostetricia e ginecologia (circa 90 pazienti), un chirurgo che si occupa della chirurgia e ortopedia (65 pazienti) e altri 100 posti letto sono dedicati a lungodegente per tubercolosi, AIDS e altre patologie croniche.
Per dedicarci specificamente all’attività iniziata con un po’ di fatica iniziale siamo riusciti a far funzionare tutte le 4 sale operatorie disponibili di cui una dedicata e attrezzata come sala gessi e per procedure minori. Attualmente la chirurgia di elezione si svolge tutti i giorni tranne il mercoledì (giorno in cui mi sposto a Tosamaganga per operare i casi di questo ospedale, a 15 km da Iringa, attualmente senza chirurgo) e con non poca fatica per la cronica assenza di personale o per la presenza di personale poco qualificato si riescono ad eseguire una ventina di interventi maggiori in settimana, escluse le urgenze addominali e ginecologiche.
Sono stati inviati anche due ecografi usati dall’ospedale di Villafranca e con i ginecologi e le ostetriche si è iniziato un training di primo livello di ecografia ostetrica secondo le linee guida, in modo che tutti siano almeno in grado di riconoscere la posizione/presentazione del feto e la presenza di attività cardiaca. La partecipazione è massiva con 5 studenti per seduta in una sala di 7 metri quadrati (compreso ecografo e lettino per la paziente..). Ma quello che conta è la partecipazione attiva di medici e ostetriche.
Molto lavoro è stato svolto andando a visitare i piccoli pazienti dei vari orfanotrofi della regione, gestiti da missionari e volontari italiani i quali mi hanno subito contattato appena saputo dell’arrivo di un medico nella zona.

Ci siamo anche spostati durante i fine settimana nei vari villaggi intorno ad Iringa, a volte con estrema lentezza per la difficoltà delle piste, tutte distrutte dalle ultime grandi piogge che quest’anno sono state veramente copiose. Abbiamo trovato delle situazioni difficili, orfani e bimbi abbandonati perché disabili e magari sieropositivi; alcuni di loro sono già stati operati per la correzione delle deformità o per altre patologie.
Grande e ammirevole è il lavoro di molti giovani italiani che sono qui come volontari per aiutare questi piccoli sfortunati.
Grazie alla presenza in loco dell’officina di Mgongo gestita da padre Franco Sordella della Consolata, in un grande compound subito fuori la città, abbiamo trovato il supporto per la realizzazione di scarpe ortopediche postoperatorie per i nostri pazienti, soprattutto bambini, e il confezionamento di stampelle e busti ortopedici per le gravi deformità della colonna vertebrale provocate soprattutto dagli esiti della tubercolosi.
Il laboratorio ha una grande officina meccanica per la tornitura e saldatura, una falegnameria e un laboratorio per il confezionamento di scarpe e la lavorazione delle pelli. Quasi tutti i ragazzi sono ex ragazzi di strada, orfani, vittime di violenze famigliari e sono stati ora normalmente inseriti nella scuola tecnica nonché nel mondo del lavoro. E’ un momento molto bello quando mi siedo con loro (di solito vado con le misure di scarpe e protesi o corsetti, oppure direttamente con i pazienti che mi carico sulla jeep assieme a qualche famigliare per aiutarmi nel trasbordo) e discutiamo su come realizzare i vari presidi: in questo mi è di grande aiuto padre Franco, persona sempre disponibile, e anche la recente vista presso la CCBRT di Dar es Salaam, un ospedale ortopedico tedesco che mia ha aiutato fornendomi informazioni e materiali per la realizzazione dei supporti ortopedici.
Anche a Tosamaganga si prosegue nella attività chirurgica e ortopedica, l’ospedale è affollatissimo fin dalle primissime ore del mattino perché ad esso afferiscono numerosi villaggi nella zona retrostante la collina di Iringa: la struttura ha sempre fornito negli anni un ottimo servizio alla popolazione anche se la recente cessione al governo della Tanzania ha fatto un pochino abbassare il livello della qualità del personale (molti infermieri se ne sono andati perché il salario è stato abbassato secondo le tariffe governative e non gode più degli incentivi che la missione concedeva).
Il giorno 26 marzo sono stati inoltre inaugurati due nuove costruzioni per il CTC ovvero stabili dedicati alla degenza di mamme e bambini affetti da AIDS; i due nuovi edifici (uno ad Iringa e l’altro a Tosamaganga) sono stati costruiti con i contributi donati da Medici con l’Africa CUAMM e l’Istituto Spallanzani di Roma, alla presenza del Ministro della Sanità tanzanese, il Segretario dell’Ambasciata Italiana e di Don Dante Carraio, il vicedirettore del CUAMM che ci ha allietato con la sua gradita presenza qui ad Iringa, anche se per soli due giorni, nei quali comunque abbiamo potuto metterci a confronto sulle problematiche sanitarie della zona per stilare un piano di azione nei prossimi mesi.

Intanto i nostri figli vanno a scuola e sembrano ben integrati nella nuova realtà, Paolo comprende molto bene l’inglese e comincia a parlarlo, Laura ha trovato amiche di tutte le nazionalità e non si capisce come si riescano a capire, lo stesso vale per Davide che ormai è un africano a tutti gli effetti e spesso andiamo a recuperarlo mentre mangia pannocchie bollite nella casa del guardiano con il piccolo amico Junior con cui passa quasi tutta la giornata.
Miriam è molto impegnata con il lavoro di realizzazione dei batik con i Masai, moltissime sono le ordinazioni ma la lavorazione artigianale ne consente solo una produzione limitata. A giugno poi parteciperanno ad una fiera espositiva di artigianato tanzano a Dar es Salaam e quindi stanno preparandosi anche per la trasferta e l’evento.


