
L’ospedale governativo di Iringa si trova a poche centinaia di metri dalla nostra casa ed e’ una struttura abbastanza recente con circa 400 posti letto. Dovrebbe essere un così detto ospedale di Riferimento in cui i piu’ piccoli ospedali missionari della zona (di cui 4 sono supportati da progetti dei medici con l’Africa CUAMM nel così detto “Progetto 4 aree”) riferiscono appunto i casi piu’ complessi. In realta’ la struttura non ha nemmeno i requisiti minimi per svolgere attivita’ per la popolazione della citta’ e prima periferia: da circa 2 anni e’ quindi attivo un progetto portato avanti dalla Regione Veneto ed in particolare dall’Ospedale s. Bortolo di Vicenza per supportare le attivita’ dell’ospedale.
In primis e’ stato ristrutturato il fatiscente blocco operatorio con risanamento degli stabili, quindi riattrezzato con le sale operatorie con i macchinari di base per anestesia, chirurgia, ginecologia ed ortopedia. E’ stata inoltre preparata una moderna centrale di sterilizzazione che serve tutto l’ospedale e quindi inviati a turno di alcuni mesi alcuni medici chirurghi di Vicenza per sostenere l’intensa attivita’. Fin dalle prime ore del mattino centinaia di persone attendono l’apertura dei cancelli, con bambini, cesti pieni di cibo, vestiti di ricambio per i malati. Il dipsrtimento per gli outpatients e’ gremito di persone che attendono con pazienza il turno per la visita o per la dispensazione dei farmaci. C’e’ un reparto per la pediatria molto sporco e tenuto male, sul quale prossimamente e’ necessario darsi da fare per apportare migliorie: un grande reparto di maternita’ (qui , a dispetto del 2% dell’Etiopia, piu’ del 35% delle donne partorisce in ospedale), il reparto di medicina dove piu’ del 50% dei pazienti sono affetti da AIDS conclamata o in fase terminale. E poi la chirurgia generale con il neo annesso reparto di ortopedia. Ci sono inoltre servizi come la psichiatria, oculistica con la possibilita’ di interventi di cataratta, uno studio dentistico per riparazioni ed estrazioni e una fisioterapia di base: all’esterno vi e’ un grande stabile per accogliere le gravide in attesa di parto, costruito dal CUAMM e ceduto ora in gestione all’ospedale (con i relativi problemi di manutenzione locale, lasciata un po’ andare). Medici con l’Africa CUAMM sta ora preparando un secondo stabile per accogliere i malati di AIDS (sopratutto donne e bambini) riferiti dalle periferie che hanno bisogno di cure e sollievo per questa terribile piaga che sta affliggendo tutta l’Africa ma la Tanzania in particolare: in certe aree rurali qui vicino si stima infetta piu’ del 35% della popolazione.
Da Ikonda, una missione a circa 4 ore di strada da qui si sta inoltre trasferendo la scuola per tecnici di laboratorio che verra’ integrata nei locali dell’ospedale, in fase di rinnovo (sempre con sponsor la Regione Veneto) e gestita da padre Dutto della Consolata, un illustre biologo locale che da anni si sta occupando di formazione di laboratori e che ora e’ stato riconosciuto ed integrato nell’Universita’ Tanzaniana di Iringa, dove a settembre verra’ trasferita la sede.
Molti sono i medici italiani che sono e sono stati qui a portare il loro valido contributo. C'e' qui
anche Adriano bertoldi ex medico CUAMM e presidente del CUAMM Trentino
con la moglie Marina pediatra e non posso dimenticare tra gli ultimi arrivi il prezioso aiuto dell'anestesista Atonio Sattin o la presenza veramente importante per il lavoro di Iringa di Dino Tosetto.
Medici con l’Africa è presente in Tanzania dalla fine degli anni ’60. Dopo il 1980 i progetti di cooperazione hanno interessato soprattutto le strutture governative, in diverse aree del paese. Attualmente sono concentrati nelle regioni di Dar es Salaam e di Iringa, con rinnovata attenzione ai servizi sanitari e sociali della Chiesa.

Reparto di Chirurgia generale
Il reparto conta circa 40 posti letto disponibili, suddivisi tra chirurgia generale ed ortopedia. Il primario e’ il dottor Koshuma con cui hanno collaborato gia’ alcuni medici italiani nella prima fase del progetto. E’ aiutato da un Clinical Officer, il dr. Charles che dovra’ affiancarmi in questa prima fase per allestire la sala gessi, preparare la sala operatoria (che abbiamo gia’ sistemato dal punto di vista tecnico con Roberto Andriolo, tecnico di radiologia in pensione che si occupa di allestire i macchinari vari negli ospedali in paesi in via di sviluppo) con le strumentazioni adeguate e ovviamente cercare di imparare il lavoro: sara’ infatti lui che si occupera’, si spera, di portare avanti l’ortopedia.
C’e’ inoltre un bilocale, a dire il vero molto angusto, in cui e’ possibile fare la fisioterapia di base e un obiettivo e’ anche quello di rendere tale servizio piu’ funzionale, trasportandolo in uno stabile piu’ adeguato e renderlo accessibile a tutti i pazienti esterni provenienti dalla regione.
Il lavoro in questi giorni e’ ovviamente intenso, un solo chirurgo con un clinical officer non sono assolutamente sufficienti a sostenere l’intenso lavoro tenuto conto anche delle turnazioni notturne e dei fine settimana. Abbiamo inoltre organizzato l’ambulatorio per le visite esterne ma anche qui e’ necessario venire affiancati almeno da due infermieri a cui fare eseguire un “training on the job”, ovvero un corso accelerato durante l’attivita’ lavorativa affinche’ si rendano al piu’ presto autonomi almeno per la preparazione di apparecchi gessati.